OpenAI ha introdotto la pubblicità all’interno di ChatGPT
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È ufficiale: OpenAI ha introdotto la pubblicità all’interno di ChatGPT.
Una notizia preannunciata negli ultimi mesi: il CEO Sam Altman aveva dichiarato durante un podcast che, prima o poi, la pubblicità sarebbe arrivata. E così è stato.
Su X Altman ha dichiarato fermamente che OpenAI non accetterà compensi per influenzare le risposte che ChatGPT fornirà e che non condividerà le conversazioni con gli inserzionisti.
Sappiamo bene che l’America conosce questo tipo di storie. Basta ricordare lo scandalo Facebook–Cambridge Analytica, dove la società aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account e li aveva utilizzati per propaganda politica.
Ed è proprio in America che tutto nasce. Dopo il comunicato di Altman, le risposte non si sono fatte attendere.
In quest'articolo:
Il Superbowl e la guerra delle IA
Siamo al Superbowl, durante lo spazio pubblicitario più costoso del pianeta (si stima circa sette milioni di dollari per 30 secondi), ed ecco che l'IA fa il suo ingresso.
Claude IA (un chatbot di intelligenza artificiale generativa) ha creato un anti-spot pubblicitario. Il video, che puoi vedere qui, è ambientato in diverse situazioni di vita quotidiana. Mostra persone che stanno conversando con qualcuno che sembra umano (un coach sportivo, un amica al bar), ma che in realtà è un’intelligenza artificiale. A un certo punto, dopo aver dato un consiglio, l’interlocutore inserisce la promozione di un prodotto collegato a quel consiglio.
La persona dall’altra parte si mostra confusa.
È lì che Claude entra in scena con la frase: “Ads are not coming to Claude”, con in sottofondo “What’s the difference between me and you”. Potremmo definirlo un posizionamento molto schierato rispetto al suo competitor che ha appena lanciato le inserzioni a pagamento.
OpenAi ha infatti definito lo spot divertente, ma non veritiero.
Come funzionerà la pubblicità su ChatGPT
Ma come funzioneranno le inserzioni?
OpenAI dichiara che i prodotti verranno inseriti solo a fine conversazione, con etichetta sponsorizzata, in modo non intrusivo e legato alla personalizzazione del servizio.
In questo modo: Se, ad esempio, si sta cercando un volo per Parigi, potrebbero comparire hotel in zona.
Un portavoce di OpenAI ha dichiarato a Wired US che gli inserzionisti potranno visualizzare metriche aggregate sulle performance delle pubblicità, come il numero di visualizzazioni o di click, ma non avranno accesso alle conversazioni degli utenti.
A dicembre 2025 alcuni utenti Pro hanno segnalato suggerimenti di app, come Peloton, percepiti come pubblicità fuori contesto. OpenAI ha chiarito che si trattava di test di integrazione app.
La domanda principale resta una: come riuscirà OpenAI a integrare la pubblicità senza deteriorare l’esperienza dell’utente?
Il nodo più grande è la fiducia e la credibilità. Se gli utenti sanno che esistono sponsorizzazioni, potrebbero mettere in discussione la neutralità delle risposte.
Si potrebbe andare incontro a un processo di enshittification, cioè un peggioramento progressivo del servizio con conseguente perdita di fiducia.
Sappiamo già che nei social media il 64% degli utenti dichiara di non sentirsi a proprio agio con l’utilizzo dell’AI nelle advertising, è perciò sconsigliato utilizzarle nella propria strategia di digital marketing, ne abbiamo parlato qui.
Questo dato potrebbe essere un campanello d'allarme per le sponsorizzate su ChatGpt.
Perché OpenAi ha scelto la strada delle inserzioni
Nonostante in passato abbia espresso una forte avversione per il modello pubblicitario, oggi Sam Altman si trova a confrontarsi con le stesse dinamiche economiche che regolano le grandi piattaforme digitali.
Dopo aver addirittura evidenziato come gli algoritmi dei social, ottimizzati per massimizzare l’engagement, abbiano prodotto conseguenze negative non intenzionali, ora deve affrontare una sfida simile: garantire sostenibilità economica senza tradire quella lezione.
Vi starete chiedendo il perché di questa scelta.
A parlare sono i numeri.
ChatGPT conta circa 800 milioni di utenti a settimana, ma solo il 5% è abbonato.
Secondo Business Insider, la maggior parte degli utenti non paga e Altman punta a monetizzare anche quella fascia attraverso la pubblicità.
La quota di mercato mobile di ChatGPT negli Stati Uniti è passata dal 69% al 45% in dodici mesi, mentre Google Gemini è salita dal 14% al 25%, come dichiara il Sole 24 ore: la leadership di OpenAI resta solida, ma si sta assottigliando in un mercato che nel frattempo è cresciuto del 152%.
Le ADS, in questo scenario, diventano una leva quasi inevitabile.
Cosa significherà per le aziende?
Per chi si occupa di marketing, nasce un nuovo canale media su cui sponsorizzare i propri prodotti. Considerando che la selezione è per ora molto precisa e l’accesso limitato, immaginiamo che i budget resteranno alti.
Secondo quanto riportato da Adweek, infatti, OpenAI sta chiedendo a un numero selezionato di inserzionisti un investimento minimo di 200.000 dollari per partecipare alla fase beta. In alcuni casi si parla di 250.000 dollari.
Per le aziende che vendono prodotti o servizi online, il nuovo canale potrebbe diventare interessante quando e se OpenAI aprirà il programma inserzionisti a livello internazionale. Al momento il test è limitato agli Stati Uniti.
La domanda resta aperta: rappresenterà un beneficio o si ritorcerà contro?
Stando ai fatti, dipenderà dal modo in cui verrà dosata la pubblicità.
Viviamo in un momento in cui critichiamo l’intelligenza artificiale ma la utilizziamo quotidianamente. E sappiamo che la pubblicità funziona per ripetizione.
Il nostro consiglio è monitorare questa evoluzione e utilizzare creatività e strategia nelle sponsorizzate, proprio come facciamo noi.
Oggi più che mai è il momento di alzare l’asticella: costruiamo insieme campagne ADS che sappiano competere davvero, parlando alle persone e conquistando gli algoritmi.
Fonti:


