Arancione nel marketing: dal lusso al mass market
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Qualche mese fa Apple ha lanciato il nuovo iPhone. Un prodotto che, a livello tecnico, non introduceva vere innovazioni di rottura: da tempo infatti Apple rinnova più nel potenziamento delle prestazioni: velocità, fotocamera, efficienza, che nell’invenzione di funzionalità completamente nuove.
Eppure le vendite sono cresciute in modo significativo, in particolare nel mercato cinese.
Com'è stato possibile?
Una parte della risposta sta proprio nella scelta del colore.
Apple ha introdotto una nuova tonalità, il Cosmic Orange, costruendole attorno un immaginario preciso: potenza, estrema potenza, qualità professionali, magnetismo. Il colore ha diviso, tra chi ne ha colto i rimandi al lusso, evidenti anche per l’associazione culturale con Hermès, e chi lo ha percepito come eccessivo, ma ha ottenuto un risultato chiaro: visibilità e desiderabilità.
In un mercato saturo, dove i prodotti si assomigliano sempre di più, il colore diventa così una leva strategica. Non è più solo una scelta estetica, ma un dispositivo capace di attivare percezioni, differenziare e guidare la scelta.
Ed è qui che si apre una questione più ampia.
Ogni colore è in grado di suscitare emozioni implicite o esplicite, perché si collega alle storie e alle esperienze che ognuno di noi ha immagazzinato nel corso della vita. Il colore non è mai neutro: è un attivatore di memoria, percezione e comportamento. Scegliere un colore per un brand è quindi un atto delicatissimo, perché significa intervenire direttamente su queste associazioni e stimolare una risposta emotiva precisa.
Dopo aver esplorato il viola, colore di chi sfida il potere, e il simbolismo del verde nel marketing, in questo articolo analizzeremo le origini dei significati legati al colore arancione, le emozioni a esso associate e il motivo per cui tali associazioni si sono consolidate nel tempo, per comprendere quando e perché questo colore possa rappresentare una scelta strategica per un brand.
In questo articolo:
1. Le origini del colore arancione

Il termine “arancione” deriva da “arancia”, a sua volta collegato a termini come narang (persiano), naranji (arabo) e naranga (sanscrito), che indicavano un frutto prezioso e desiderato.
La prima attestazione documentata del termine in Europa risale al 1502, quando viene utilizzato per descrivere il colore dei tessuti dell’abito nuziale della principessa Margherita Tudor, in occasione del matrimonio con Giacomo IV di Scozia.
Questa scelta ritorna anche nei ritratti della stessa dinastia. Maria I d'Inghilterra, ad esempio, viene raffigurata in alcune rappresentazioni con abiti dalle tonalità calde e aranciate, dove il colore contribuisce a costruire un’immagine di autorità, ma anche di teatralità e presenza scenica.
Parallelamente, l’arancione assume significati profondi in altre culture. Nel buddhismo, ad esempio, è il colore della rinuncia. Nei primi tempi del Sangha, la comunità monastica, i monaci raccoglievano tessuti di scarto trovati lungo le strade o nei crematori, li cucivano insieme e li tingevano con pigmenti naturali come curcuma, radici e cortecce.
Le tonalità ottenute variavano dal giallo ocra all’arancione, trasformando questo colore in simbolo di distacco dai beni materiali e liberazione dal ciclo della vita (saṃsāra).
Nell’antica Roma, invece, l’arancione era associato agli abiti nuziali, come simbolo di unione e vitalità. In molte culture orientali è ancora oggi legato alla fortuna e al buon auspicio.
Eppure, mentre in alcune tradizioni rappresenta la rinuncia, in altre continua a incarnare il desiderio.
Nel XIX secolo, i Preraffaelliti recuperano una dimensione estetica intensa e simbolica, riportando l’arancione al centro della scena visiva. L’opera più iconica è Flaming June di Frederic Leighton: una figura femminile avvolta in un drappeggio arancione vibrante, immersa in una dimensione sospesa, quasi ipnotica.
Qui il colore cambia ancora significato: non è solo simbolo sociale o spirituale, ma esperienza sensoriale. Calore, luce, intimità. Un colore che avvolge e trattiene lo sguardo.
Allo stesso tempo, è anche profondamente legato al lusso. Nella moda contemporanea è diventato iconico grazie a Hermès, dimostrando come una stessa tonalità possa attraversare contesti completamente diversi, mantenendo intatta la sua forza evocativa.
L’arancione nasce quindi con una natura duplice: spirituale e materiale, essenziale e opulento.

2. L'arancione lussuoso: la storia di Hermès
Uno degli aspetti più interessanti dell’arancione è la sua capacità di adattarsi a posizionamenti molto diversi. In epoca contemporanea, la sua associazione con il lusso nasce con la Maison Hermès.
Tutti conosceranno la famosissima scatoletta arancione. Non molti sanno che la scelta di questo colore fu dettato dalla contingenza: prima della seconda guerra mondiale, il packaging della Maison era color crema. A causa della scarsità di materiali, l’arancione fu scelto per necessità, essendo l’unico colore disponibile nella cartella colori. Nel tempo, questa scelta si è trasformata in uno dei codici visivi più riconoscibili del lusso contemporaneo.
Questo colore fu reso iconico anche grazie alla prima Birkin di Hermès (la borsa più costosa al mondo) lanciata sul mercato, che fu realizzata proprio nella classica versione arancione, colore che Jean-Louis Dumas decise di utilizzare per creare un evidente rimando alla nuance simbolo della maison.

3. L'arancione nel marketing
Dal punto di vista psicologico, l’arancione è un colore attivante. Secondo la teoria di Angela Wright, i colori caldi stimolano il sistema nervoso e aumentano il coinvolgimento emotivo. L’arancione, nello specifico, è percepito come energico, positivo e accessibile: attiva senza risultare aggressivo.
Questa lettura è coerente anche con l’interpretazione di Wassily Kandinsky, che descrive l’arancione come “un uomo convinto dei propri poteri”, sottolineandone la dimensione vitale e sicura.
L’arancione è quindi un colore sociale, associato a stati emotivi positivi come entusiasmo, apertura, fiducia e dinamismo.
Nel marketing, l’arancione viene scelto per una funzione precisa: attirare attenzione e attivare comportamento.
Dal punto di vista percettivo, è uno dei colori più visibili nello spettro. A differenza del rosso, che può generare tensione, e del blu, che comunica stabilità ma anche distanza, l’arancione si colloca in una posizione intermedia: è visibile, ma accogliente.
Gli studi sul comportamento del consumatore (Singh, 2006) dimostrano che i colori caldi aumentano il livello di attivazione e influenzano la propensione all’azione. L’arancione, in particolare, è associato a movimento, partecipazione e risposta immediata.
L’arancione ha una natura amichevole e commerciale, capace di emergere immediatamente nello spazio visivo. Per questo è ampiamente utilizzato da brand molto diversi tra loro, come easyJet, Sainsbury's, Fanta, Wind Tre, Amazon, Harley-Davidson, MasterChef, Burger King e PwC e tanti altri.
Sono realtà diverse, ma accomunate da una logica: devono emergere, essere riconosciute e attivare una scelta rapida. L’arancione consente tutto questo.
È inoltre storicamente associato alla segnaletica, proprio perché spicca rispetto agli altri colori e guida lo sguardo.
L’arancione è inoltre particolarmente efficace nei settori food & beverage, perché stimola l’appetito e comunica convivialità e vivacità.
Sviluppa una comunicazione sui social media coerente e magnetica tramite una consulenza di Brand Identity.
4. Il colore del mass market: il caso Penguin Books
In questo contesto si inserisce anche la Penguin Books.
L’arancione viene introdotto nel 1935, anno di fondazione di Penguin Books da parte di Allen Lane. È proprio in quel momento che nasce il sistema grafico Penguin: copertine standardizzate, struttura tripartita e codice colore per generi, in cui l’arancione viene assegnato alla narrativa.
L’arancione fu scelto perché dovesse risaltare in mezzo alle copertine degli altri libri (spesso venduti in edicola, assieme alle sigarette), permettendo ai volumi di distinguersi immediatamente negli scaffali e nei luoghi di vendita non tradizionali.
In questo senso, l’arancione comunica accessibilità, modernità e diffusione, contribuendo a trasformare il paperback in un prodotto popolare ma allo stesso tempo curato e identitario.

5. Il Cosimc Orange e il successo dell'iPhone 17
L’arancione ha dimostrato di poter operare anche in contesti premium, come nel caso di Hermès. In questa direzione si inserisce anche Apple, che ha introdotto tonalità di arancione nei propri prodotti, come il Cosmic Orange, dimostrando come questo colore possa essere associato non solo all’energia e alla visibilità, ma anche all’innovazione e al design contemporaneo.
I report hanno evidenziato una crescita delle vendite fino al 14% rispetto ad altri modelli, in particolare nel mercato cinese. Questo dato non può essere letto solo in chiave estetica: nella cultura cinese, infatti, l’arancione è un colore legato al buon auspicio, alla prosperità e alla fortuna.
In questo caso, il colore ha attivato più livelli di percezione contemporaneamente. Da un lato il rimando al lusso, rafforzato anche dall’associazione culturale con Hermès; dall’altro la componente energetica, positiva e altamente visibile tipica dell’arancione. A questo si aggiunge una dimensione più audace: in un mercato dominato da palette neutre e fredde, l’arancione introduce una rottura visiva netta, rendendo il prodotto immediatamente riconoscibile e, proprio per questo, desiderabile.
Questa scelta non è isolata, ma si inserisce in un contesto più ampio. Secondo i report di WGSN, l’“Energy Orange” rappresenta una delle tonalità chiave dei prossimi anni: un colore ad alta intensità che esprime resilienza, adattabilità e bisogno di sicurezza in un contesto globale instabile.
L’arancione diventa il colore di un’energia collettiva che spinge all’azione, alla fiducia e alla capacità di reagire al cambiamento, rafforzando ulteriormente il suo valore strategico nel branding contemporaneo.


6. Scegliere l'Arancione: rispondi a queste 4 domande
Se stai cercando l’ispirazione per un colore del tuo brand o prodotto, puoi rispondere a queste domande per capire se l’arancione è il colore più adatto.
Per capirlo, prova a rispondere a queste 5 domande:
Il tuo brand è esplosivo e propone un senso di energia? (L’arancione è perfetto per chi vuole emergere fuori dagli schemi.
Vuoi comunicare un senso di calore, vivacità? (Questo colore è in grado di stimolare l’appetito evocando sensazioni positive)
Ti rivolgi a un pubblico che ha bisogno di dopamina, e boost energetici? (L’arancione è spesso utilizzato per evocare forza asplosive e vitalità.)
Il tuo posizionamento punta su inclusività, vicinanza e creatività, e protezione? (L’arancione è legato nella sua storia all’energia e alla stimolazione corporea )
Se la maggior parte delle risposte è “sì”, il tuo brand merita di mostrare la sua forza vitale.
Ma c’è un punto che va chiarito, soprattutto se stai pensando a un posizionamento più alto.
L’arancione può essere anche lussuoso, è vero, basti pensare a Hermès o ad Apple, ma nella percezione reale del mercato non è questo il suo significato principale.
Nella maggior parte dei casi, viene letto come un colore accessibile, energico, quotidiano.
Ed è qui che la scelta diventa delicata. In quei casi iconici non è il colore a costruire il lusso, ma il brand a rendere coerente anche un colore così atipico. Senza un sistema forte alle spalle, il rischio è di comunicare qualcosa di diverso da ciò che si intende.
Per questo la risposta non è mai universale: dipende dal prodotto, dal contesto e dalla specifica nuance scelta.
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Fonti:
https://www.geopop.it/il-termine-arancione-deriva-da-arancia-o-viceversa/
https://www.marieclaire.it/moda/tendenze/a61776437/birkin-di-hermes/
https://gizchina.it/2026/02/iphone-17-pro-cina-successo-arancione/
https://www.ilsole24ore.com/art/volano-vendite-iphone-17-e-apple-tocca-nuovi-record-borsa-AHwC5NGD
https://www.ukpos.com/knowledge-hub/how-colour-affects-consumer-beha
https://www.scirp.org/reference/referencespapers?referenceid=1783171
https://www.penguin.co.uk/about/company-articles/celebrating-sir-allen-lanes-life-and-legacy
The Secret Lives of Colour, Kassia St Clair
Bigardi, Alessandro. La nascita del paperback. Dalle origini dell’idea di portabilità del libro fino all’affermazione del prodotto simbolo dell’editoria di massa contemporanea. Tesi di dottorato, Dipartimento di Lettere e Culture Moderne, a.a. 2019/2020.


