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3 strategie di digital marketing per il 2026


occhio con tanti schermi dentro


Il marketing è cambiamento per definizione.

Ma il 2026 non segna un’evoluzione graduale: segna un cambio di livello.

Le persone non sono semplicemente più veloci o più distratte. Sono più selettive, più stanche e molto più attente a ciò che meritano di seguire.


Dopo un biennio dominato da brain root (una condizione di deterioramento del cervello, letteralmente tradotto come "marciume") e doomscrolling (lo scorrere compulsivamente notizie negative o ansiogene), e quindi con contenuti usa-e-getta, diversi osservatori parlano ormai apertamente del 2026 come l’anno dell’intellettuale, una nuova forma di illuminismo digitale al quale ci stiamo affacciando.




Da dove nasce l'anno dell'intellettuale:

Partiamo dai dati: secondo le stime di NBC News i club di lettura sono aumentati del 31%, specie nelle generazioni come quella Z, anche grazie all'influenza di tiktok e del suo #booktok (community nata su TikTok dedicata ai libri e alla lettura). L'Hollywood Reporter annuncia che Substack (piattaforma dedicat alle newsletter e podcast) negli ultimi due anni ha registrato una crescita esponenziale, raggiungendo oltre 5 milioni di abbonati paganti.


Questo scenario avrà perciò un impatto su aziende, imprese e professionisti allo stesso modo. Nel 2026 emergerà chi costruisce pensiero e strizza l'occhio alla cultura. È per questo che si parla di anno dell’intellettuale. In questo articolo scoprirai le


pensate per l'anno dell'intellettuale, che ti aiuteranno nelle tue scelte di marketing.


In particolare:



1. Utilizza il multi-layered marketing


In quest'era di illuminismo digitale come si costruisce, perciò, la fiducia nei consumatori? Non parlando di sé, ma facendosi raccontare dentro un sistema di relazioni, utilizzando il marketing a più livelli, il multi-layered marketing.

Questa strategia nasce da un dato molto chiaro: le persone non seguono più solo brand o professionisti, ma ecosistemi di interessi, afferma WGSN nel Marketing Forecast 2026.


Il 99% dei marketer dichiara che le community e i fandom sono fondamentali, ma solo il 62% le coinvolge davvero nelle strategie. Questo gap è un’enorme opportunità.


In pratica cosa significa? Che ci sarà bisogno di mostrare un prodotto o un servizio attraverso più canali e attraverso collaborazioni con altre realtà. Nei social media, questo vorrà dire puntare su contenuti in collaborazione con altri professionisti, creator o aziende, sfruttando, perciò il potere delle community.


Questa strategia:

  • aumenta la credibilità

  • riduce la percezione di autopromozione

  • trasferisce fiducia tra community già esistenti



2. Alterna contenuti Soft e Chaos:


Pensare che le persone vogliano solo contenuti veloci e facilmente fruibili appartiene al passato. I dati fanno ben sperare il contrario.


Secondo l'analisi di Statista, infatti, i contenuti long-form stanno superando quelli brevi in termini di: completion rate, commenti, condivisioni e salvataggi. Infatti su YouTube, nel Q1 2024, i video long-form hanno registrato più del doppio delle visualizzazioni medie rispetto agli short.


Questo non significa abbandonare i contenuti leggeri. Significa alternare.


L'alternanza di contenuti Soft/Caos spiega bene il punto:

  • i contenuti caos (veloci, snackable) catturano attenzione

  • i contenuti soft, come i long-form, costruiscono relazione.


Il long form funziona perché non chiede attenzione continua, ma costruisce continuità. Un'idea ulteriore è quella di utilizzare la narrazione divisa in puntate, così da dividerla in vari episodi, e attirare così il pubblico, un po' come si usava fare con il romanzo d’appendice.



3.   Coltiva l'autenticità e l'empatia


Nel 2026, l’engagement non nasce più dallo stimolo o dalla frequenza, ma dalla capacità di dimostrare empatia. In un contesto saturo, le persone cercheranno, anche online, chi le capisce davvero.


Costruire empatia nella comunicazione significa progettare contenuti che partono dal punto di vista di chi ascolta, non di chi parla. Significa riconoscere stanchezze, dubbi, frustrazioni e desideri reali, e restituirli in modo onesto, senza filtri e senza forzature.


Questo vale per un brand strutturato, ma anche, e, forse, soprattutto, per imprese e professionisti. In questo scenario, anche il rapporto con l’intelligenza artificiale cambia. Più i contenuti diventano standardizzati, automatici e “perfetti”, più le persone sviluppano rigetto.


Non a caso, secondo il Pulse Survey Q3 2025, il 46% degli utenti dei social media non si sente a proprio agio con l’uso di influencer AI da parte dei brand.


Per questo nel 2026 la strategia non è produrre di più, ma produrre con intenzione. Meno contenuti, più senso. Meno performance immediate, più relazione nel tempo. Collaborare con persone reali, raccontare storie vere e imperfette, costruire continuità invece di picchi diventa una scelta strategica, non etica.


L’empatia sarà il vero antidoto alla saturazione.


E ora una domanda semplice chiude il cerchio: se domani la tua realtà sparisse dai social, qualcuno se ne accorgerebbe?


Se la risposta è no, i dati sono chiari: non è un problema di formato. È un problema di strategia. Il 2026 viene già definito come l’anno dell’intellettuale. Non perché il marketing debba diventare più complesso, ma perché deve tornare ad avere spessore.


Questo non è un ritorno al passato.

È un cambio di livello.


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Fonti:

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